8/10/2017

I crediti in sofferenza

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Si fa presto a dire NPL. I non performing loans , o crediti in sofferenza, sono diventati negli ultimi tempi una priorità a livello di sistema.

I crediti in sofferenza sono frutto ed eredità della crisi immobiliare e sono i crediti vantati dalle Istituzioni finanziarie rispetto ad Operatori che hanno bloccato operazioni di sviluppo e di fatto hanno legato i loro immobili  a sofferenze bancarie diventate tecnicamente degli incagli.

Gli investitori internazionali lamentano la mancanza di sufficienti immobili su cui investire in Italia e tale criticità si deve in gran parte al fatto che molti assett sono intrappolati nei bilanci delle banche da diversi anni.

L’Italia si posiziona in ambito europeo , secondo studi della Bce , meglio di Irlanda, Portogallo, Cipro e Grecia e comunque con una percentuale di NPL pari al 16% che rispetto alla media europea del 6.5% pone il nostro Paese sopra l’asticella.

La società KPMG ha studiato il fenomeno e ha approfondito il tema del superamento del credito in sofferenza da parte delle  banche concludendo che sono necessari 1 o 2 anni e 5 milioni di euro per modificare i processi interni agli Istituti di Credito.

Ovviamente i NPL rappresentano anche delle ghiotte opportunità per i Fondi Internazionali che intendono fare shopping in Italia, come in realtà sta accadendo, con l’acquisizione di importanti portafogli immobiliari destinati ad implementarsi visto che la BCE ha chiesto ad inizio anno alle principali banche italiane un piano NPL che prevede operazioni per circa 70 miliardi.

 

 

 

Pasquale Salvatore

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